Hospice
Cosa offriamo in Hospice – Area Assistenziale
In hospice è possibile prendersi un caffè o un tè, mangiare un dolcetto o una caramella.
In hospice è possibile leggere una rivista o un libro.
Guardarsi attorno e vedere piante curate e decorazioni armoniose, piccoli oggetti o composizioni che cercano di ricordare all’ospite il clima di casa.
Personalizzare la propria stanza con immagini o piccoli oggetti che possano ricordare la propria casa.
Guardare la tv, ascoltare musica.
Sono a disposizione umidificatori e ventilatori, cuscini con i noccioli di ciliegie per dare sollievo a piccoli dolori, e tanti altri supporti che aiutano a rendere più confortevole la vita delle persone ammalate.
Cosa fanno i volontari in Hospice
Accolgono
Danno indicazioni rispetto agli spazi comuni e ai servizi.
Sono a disposizione delle persone ammalate, fanno loro compagnia, le ascoltano, le aiutano in piccole attività, incombenze o con piccoli servizi.
Sono a disposizione dei familiari, li ascoltano, li sostengono.
Sostengono l’equipe: anche gli operatori, per quanto magistralmente preparati, hanno talvolta bisogno di ascolto o di un abbraccio per scaricare le proprie emozioni.
Rendono l’ambiente confortevole (si occupano delle decorazioni, curano le piante, ecc.).
Sanno ascoltare e comprendono le difficoltà e la voglia di raccontarsi delle persone.
Affiancano l’equipe in alcuni servizi e piccole mansioni (telefono, cotone, ordine ecc.).
Si occupano delle occasioni speciali (in hospice si cerca di rispettare il più possibile la quotidianità, quindi si festeggiano compleanni, anniversari e si celebrano matrimoni).
Riconoscibilità e orari di presenza
I volontari sono sempre riconoscibili dalla maglia con il logo dell’associazione e dal cartellino con il nome. Sono presenti dal lunedì al sabato nelle fasce 10.00–12.00 / 15.00–17.00 / 17.00–19.00 e la domenica dalle 15.00 alle 17.00.
Servizi sostenuti dall’associazione in Hospice
Musicoterapia
La musicoterapia è uno spazio dove poter condividere pensieri, emozioni e ricordi, attraverso il potere universale della musica.
La musica diventa un canale di mediazione nella relazione con un musicoterapeuta professionista, con la finalità di poter favorire:
- la gestione dell’ansia
- il controllo del dolore
- il rilassamento psico-corporeo
- il recupero di alcuni ricordi di vita legati alla musica
In questo spazio si può quindi:
- Ascoltare insieme un brano famoso, conosciuto o meno dal paziente (musicoterapia passiva)
- Rilassarsi ascoltando dal vivo le campane tibetane (suonoterapia)
- Ascoltare il suono spirituale della tampura indiana (musicoterapia attiva)
- Suonare insieme una piccola arpa etnica (musicoterapia attiva)
La finalità della musicoterapia in hospice è quella di migliorare la qualità della vita residua, attraverso una risposta globale ed efficace ai bisogni del paziente affetto da una malattia in stadio terminale, e può diventare efficace nel ridurre stress, stati depressivi e ansia. Con la musica si offre al paziente la possibilità di entrare in contatto con le proprie sensazioni, gli affetti, le emozioni, la propria identità sonora e la propria storia (dalla quale si parte per scegliere gli ascolti musicali).
Una musica, un suono o una canzone non hanno di per sé valore terapeutico, ma è il processo che si costruisce all’interno dell’incontro che dà significato a questo tipo di esperienza. Il suono costituisce un mediatore nell’incontro tra musicoterapeuta e paziente. In base ai bisogni emergenti e alle richieste esplicite del momento, la musica può influenzare la persona e creare un beneficio a vari livelli: fisico, muscolare, emotivo, cognitivo, relazionale (comunicativo), esistenziale e spirituale.
L’intervento musicoterapeutico nelle cure palliative si basa sulla competenza del musicoterapeuta nel riconoscere e cogliere lo stile espressivo e comunicativo di ogni persona: partendo dal presupposto che la musica è un mezzo di comunicazione che produce emozioni e assume un significato ancora più profondo nei periodi di dolore o di lutto. Questo può avvenire laddove si riesca a sintonizzarsi in maniera profonda con i bisogni emergenti del paziente.
Attraverso una comunicazione mediata dai brani ascoltati o nell’ascolto dei suoni prodotti da strumenti acustici, la persona può manifestare ed esprimere ciò che sente, prova o teme circa la propria condizione. Può scoprire e/o recuperare, attraverso la musica, ricordi di esperienze piacevoli della propria vita, che spesso sono stati dimenticati e che sono connessi a una visione positiva di sé, da condividere con i familiari. L’ascolto dei brani musicali può essere il punto di partenza per discutere una serie di argomenti difficili e dolorosi connessi alla malattia e alla morte, o può essere più semplicemente un momento di svago, spensieratezza e rilassamento che si basa sul “piacere del sentire”.
Il musicoterapeuta che opera in ambito di cure palliative deve osservare e valorizzare la percezione dell’esperienza musicale da parte del paziente: tale esperienza è unica e soggettiva, ed è di volta in volta determinata dal mutare delle condizioni cliniche e psicologiche della persona. Nelle cure palliative, la musicoterapia crea, attraverso l’incontro del paziente con il suono e la musica, una dimensione di ascolto empatico, di accoglienza e non giudizio, caratterizzata da flessibilità e rispetto dei tempi e dei modi di ciascuno.
Musicoterapeuta
dr. Alberto Malfatti
Shiatsu
Lo shiatsu è una tecnica corporea manuale che si prefigge di armonizzare il flusso d’energia nella persona. Sono toccati in maniera olistica aspetti fisici, psichici e spirituali, con particolare riguardo al tocco attento nel rispetto di un ordine superiore; vale a dire: “che succeda quanto di massimo beneficio per tutti gli interessati – qualunque cosa possa essere”. È chiaro che ciò presuppone l’abbandono totale di aspettative di guarigione e di desiderio.
In generale si può dire che si tratta di un tipo di trattamento che favorisce il rilassamento e il dissolversi di meccanismi impaccati, con l’opportunità di acquisire maggior consapevolezza corporea e delle risorse residue. Questo in genere è percepito in modo molto piacevole. Nel corso dei trattamenti, oltre agli effetti sui vari sintomi di malessere, si possono verificare reazioni emotive che sono da considerarsi utili.
Nelle cure palliative, tenendo conto dello stato di salute del paziente, il trattamento si applica spesso al malato allettato e vestito, contrariamente a quanto normalmente usuale, cioè sdraiato su un tappeto. Attraverso quest’approccio molto delicato di tocco e l’inserimento di prese armonizzanti, è possibile un buon accompagnamento anche in questa fase della vita così particolare e spesso molto difficile. Considerando che il nucleo familiare è parte integrante del malato, può essere vantaggioso trattare anche la persona che lo assiste.
Riflessoterapia plantare
La riflessoterapia plantare è una metodica che aiuta, attraverso il tocco di specifiche parti del piede, a riequilibrare il sistema corpo-mente.
Favorisce il rilassamento e può contribuire ad attenuare il dolore.
Nelle cure palliative, l’obiettivo non è la guarigione, ma la massima qualità di vita possibile.
La riflessoterapia si inserisce come un ponte tra l’assistenza clinica e il supporto olistico, offrendo una risposta non farmacologica a sintomi complessi che a volte non rispondono pienamente alla sola terapia antalgica.
La riflessoterapia del piede secondo il Metodo Hanne Marquardt è un trattamento micro-sistemico che sfrutta la proiezione dell’intero organismo sulla superficie del piede, che funge da “mappa” o specchio del corpo: ogni organo, ghiandola o struttura ossea trova la sua corrispondenza in una zona specifica (chiamata zona riflessa).
L’obiettivo non è “guarire” un sintomo isolato, ma stimolare le forze del paziente. Il terapista non agisce direttamente sulla patologia, ma invia impulsi che aiutano il corpo a ritrovare il proprio equilibrio (omeostasi).
Gli obiettivi sono:
- Gestione dei sintomi fisici
Dolore, stipsi, nausea, vomito, edemi, fatigue, insonnia, astenia. - Supporto psico-emozionale
Riduzione dell’ansia, del senso di abbandono e della paura legata al fine vita. - Umanizzazione delle cure
Fornire un momento di contatto empatico e rilassamento profondo. - Equilibrio omeostatico
Supportare le funzioni organiche residue e migliorare il riposo.